Peintres cafè au sonnant en

Peintres Sonnant!

La sfida che si è posto Giorgio Gaslini nel tradurre in musica il carattere artistico e la tempra di otto fra i più importanti pittori del Novecento, ne ha generato un’altra, per chi scrive, altrettanto ardua: quella di restituire al “visivo” questi artisti, ma filtrati dal modo in cui il compositore li ha espressi in musica. Un gioco di specchi, quindi, che partendo dallo spazio della tela si trasferisce alla temporalizzazione della musica e quindi ritorna allo spazio-tempo del linguaggio video o cinematografico. Il ritmo del montaggio funge così da seconda voce, e in alcuni casi da contrappunto, rispetto alla musica.

A contatto con i suoni, le immagini di questi grandi artisti (in alcuni casi vere e proprie icone della contemporaneità) si sono come calamitate fra loro, assumendo sensi e significati secondi, in molti casi trasfigurati dalla musica. La suite di Gaslini ha creato una sorta di sintesi in profondità della temperie poetica di questi pittori peraltro diversissimi.

Rimaneva un ultimo arduo compito: il finale sul pittore che verrà, previsto dal “programma” di Gaslini posto a epigrafe della partitura. Mi è venuto in aiuto un vecchio film di Jean Cocteau, che ho utilizzato “ribaltandone” letteralmente il significato.

Molti elementi si fondono quindi in questa nuova sintesi, che cerca di reinventare in una luce nuova, ma preesistente in maniera latente, personaggi che sono nell’immaginario collettivo. In tal senso quella di Peintres au café-Sonnant, al di là delle valenze artistico-musicali, vuole essere un’operazione squisitamente ermeneutica per restituire profondità di senso a questi grandi capolavori.

Francesco Leprino